Cenni storici sul comune di Sirtori

Sirtori è una località di origine romana e deve il suo nome alla Gens Sertoria che, nella Gallia Cisalpina, era dedita al commercio e alla vita militare: esponenti della Gens Sertoria sono nominati in iscrizioni del I° secolo d.C.

La località, ricordata come “Sirtoles”, nel 865 fece parte del contado della Martesana, fino a divenire parte, insieme alla vicina Missaglia, delle dodici Pievi della Martesana nel XII secolo. I Sirtoli, signori del Comune e partigiani dei Torriani, furono esiliati dopo la battaglia di Desio nel 1277 e richiamati in patria dai Visconti nel 1385. Ai discendenti della Gens Sertoria, nominati da Francesco Sforza duca di Milano ‘Famiglia Sirtori’ nel 1499, viene concesso in feudo il comune: nel 1647 viene infeudato Evangelista Sirtori e il 3 settembre 1650 Filippo IV re di Spagna nomina Don Carlo Sirtori Feudatario di Sirtori.

I membri della famiglia Sirtori si occuparono con attenzione della comunità, soprattutto con legati e donazioni per merito dei loro sacerdoti:nel proprio testamento Bernardino Sirtori, feudatario Regio, ordina nel 1673 la costruzione di una chiesetta dedicata alla Madonna Assunta, consacrata nel 1683, e ancora oggi facente parte del complesso edilizio di proprietà della Famiglia Besana.

Fonti e documenti

La presente ricerca, data la scarsità di documenti specifici sulla nascita della villa e del parco Besana, si basa fondamentalmente sulle informazioni deducibili dal Catasto Teresiano del 1721, dall’Archivio famigliare conservato presso la villa e dalle notizie tramandate nell’ambito della famiglia.

L’archivio, sebbene non contenga documenti relativi al parco, fatta eccezione per un elaborato del 1845 riguardante il laghetto, è ricco di immagini fotografiche che rappresentano il parco e la sua evoluzione dal 1875 ai giorni nostri.

Il Catasto Teresiano

Il Catasto Teresiano del 1721 è un documento fondamentale per la storia del complesso della villa e del parco. A quella data infatti, il complesso attuale della villa e del parco era ancora suddiviso in quattro distinte proprietà: gli edifici erano abitati o dati in affitto a terzi dai diversi proprietari e i terreni erano tutti coltivati eccetto quelli immediatamente adiacenti agli edifici, destinati invece a orti e giardini.

Tra i diversi proprietari compaiono i fratelli Giovanni e Guido Sirtori ai quali apparteneva circa un terzo dell’attuale proprietà; a poco a poco i Sirtori acquistarono tutte le altre parcelle, nel 1824 possedevano un totale di 108 pertiche pari a circa 70.650 mq fino a diventare proprietari di tutto il complesso.

L’Archivio

L’Archivio conserva un solo documento interessante ai fini di stabilire una data: una planimetria redatta dall’Ing. Francesco Medici datata 3 dicembre 1845 riporta “alcune novità eseguite dal Sig. D. Gaspare Sirtori nella Vallata di Sirtori poco distanti dall’abitato di Sirtori ed in attiguità alla Com.le per Viganò.”

Tale documento testimonia la realizzazione di un Nuovo Bacino realizzato per risolvere una controversia con l’Orfanotrofio Maschile di Milano.

Si tratta di una “carta descrivente un cavo derivatore detto fiume di Viganò a cui vanno le acque di due fontane in Sirtori, che dette acque per avere recato qualche danno ai possessi dello Orfanotrofio Maschile di Milano, l’Amministrazione dell’Orfanotrofio fece petizione alla Procura di Brivio perché il Sig. Gaspare Sirtori rimediasse, che rimediò radunando le acque de le due fontane facendo un laghetto in giardino.”

Da tale documento si può quindi stabilire che il parco, o almeno una prima parte di esso, viene realizzato tra gli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo, quando ormai tutti i terreni componenti l’attuale complesso erano stati acquisiti dai Sirtori.

Le immagini fotografiche contenute nell’Archivio Besana iniziano dal 1875. Da questa data pertanto è possibile non solo seguire le modifiche al complesso edificato, che raggiunge la sua definizione attuale attorno agli anni Trenta, ma si riescono a ripercorrere più di due secoli di vita del parco, e a poter stabilire in alcuni casi il procedere della crescita del parco proprio attraverso la verifica delle dimensioni raggiunte dagli esemplari arborei. Le foto danno chiara testimonianza di quanto pochi siano stati i cambiamenti apportati al parco, che si risolvono quasi esclusivamente in aggiunte di elementi disegnati e leggere modifiche alla composizione vegetazionale, alcune chiaramente intenzionali e altre dovute semplicemente a un ricambio naturale. Esse pertanto ci consentono di stabilire come la struttura del parco sia rimasta sostanzialmente invariata, anche nella maggior parte della composizione vegetazionale. Le uniche parti che hanno subito cambiamenti più radicali riguardano il disegno delle aiuole, gli elementi decorativi e alcune piantagioni ornamentali nelle parti a giardino più prossime alla casa.

La villa e il parco

Nel Catasto Teresiano del 1721, l’area dell’attuale complesso edificato di Villa Besana (parcelle 330, 331 e 332) era suddivisa in quattro distinte proprietà di cui una faceva capo alla famiglia Sirtori nelle persone di Don Giovanni e Guido fratelli quandum Gaspare, proprietari di numerosi altri beni nel paese di Sirtori, tra cui la chiesetta dedicata alla Madonna Assunta, eretta per volere testamentario dell’avo Bernardino Sirtori.

In particolare la parcella accatastata con il numero 330 era suddivisa in 7 parti, per un totale di 6 pertiche e 2 tavole pari a 3.980 mq, di cui 1 era di proprietà dei fratelli Giovanni e Guido Sirtori (per un totale di circa 572 mq) affittata ad uso d’osteria, e 1 di Paolo Antonio Sirtori come propria abitazione (per un totale di circa 299 mq); altre 3 parti erano di proprietà del conte Giuseppe Rosales come propria abitazione e case d’affitto (per un totale di circa 1.745 mq); le ultime 2 parti erano di proprietà di Antonio Tettamanzo (circa 654 mq) e dei fratelli Crippa (circa 710 mq).

Le altre due parcelle componenti il complesso attuale, 331 (1 pertica e 21 tavole-1.226 mq) e 332 (23 tavole-627 mq) erano rispettivamente Casa di propria abitazione e Casa da Massaro di proprietà dei fratelli Giovanni e Guido Sirtori.

Alla suddivisione proprietaria degli edifici faceva riscontro una simile suddivisione dei terreni circostanti, su una parte dei quali sorge l’attuale parco: in particolare erano di proprietà dei fratelli Sirtori le particelle 240 (518 mq) Giardino, 241 (1254 mq) Prato, 287 (1.036 mq) Giardino, 291 (69.596 mq) Ronco con Moroni Sedeci, per un totale di 72.404 mq; del conte Rosales 236 (518 mq) Giardino, 236 ½ (981 mq) Prato, 239 (518 mq) Aratorio, 292-1 (15.758 mq) Ronco con Moroni dieci, 292-2 (15.758 mq) Ronco con Moroni nove, 293 (2.727 mq) Pascolo, per un totale di 36.260 mq; dei fratelli Crippa le parcelle 284 (1.690 mq) Ronco con Moroni uno, 285 (4.800 mq) Pascolo, 286 (12.190 mq) Ronco con Moroni sei, per un totale di mq 18.680; era invece dei fratelli Pirovano la parcella 294 (1.036 mq) Pascolo;

Nel 1762 i Sirtori acquistavano gli edifici e i terreni del conte Rosales e nel 1824 quelli di Antonio Tettamanzo. Successivi passaggi di proprietà testimoniano l’acquisizione delle particelle dei Crippa e dei Pirovano, tutti terreni agricoli fatta eccezione per quegli edifici accatastati nella particella 330 che si trovavano probabilmente nella parte più a ovest: i Sirtori arrivavano così a possedere tutte le particelle su una parte delle quali sorse in seguito il parco.

La proprietà passò poi al successore, Gaspare Sirtori; nel 1862 Teresa Prevosti, di Febo Prevosti e Costanza Besana, vedova di Gaspare Sirtori rilevava l’intera proprietà, per lasciarla poi in eredità nel 1890 alla sorella Camilla col vincolo che in mancanza di eredi passasse al cugino Giovanni Besana.

Nel 1899, alla morte di Camilla Prevosti, successe Giovanni Besana, ai cui discendenti la villa e il parco appartengono ancora oggi.

La Villa

L’edificio della villa si dice che sorga sulle rovine dell’antico castello dei Signori Feudatari di Sirtori, la cui costruzione si fa risalire al XVI secolo. Il complesso è ubicato nel centro abitato, non lontano dalla piazza della Chiesa parrocchiale e del Municipio, sulla strada provinciale che collega Sirtori a Viganò ed è composto dall’edificio principale destinato a residenza privata, dalla portineria, da fabbricati rurali, stalle, rimesse e fienili riadattati, e dall’oratorio della Madonna Assunta, posto fuori dal complesso recintato, sul lato opposto di via Giovanni Besana.

Attualmente l’edificio principale è caratterizzato da una facciata tripartita orizzontalmente da alte fasce marcapiano, e scandita da finestre con larghe cornici sagomate e balconi dalle ringhiere elaborate di chiaro gusto settecentesco, come anche diversi elementi presenti negli ambienti interni, che sembrano ricondurre a una generale ristrutturazione. In quell’epoca infatti, e precisamente all’edificio accatastato nel 1721 col numero 331 già di loro proprietà quella parte della particella 330 di proprietà del conte Rosales, che molto presumibilmente era quella immediatamente attigua alla 331, in considerazione dell’ubicazione dei terreni del conte Rosales, che si ipotizza fossero adiacenti alla parte di casa da esso posseduta.

Per quanto riguarda l’edificio principale, una nuova trasformazione avveniva tra il 1875 e il 1896, plausibilmente dopo il 1890, quando al corpo avanzato veniva aggiunto un terzo piano per uniformarlo alla facciata principale (foto nn.1,2,3/1875, 6/1896). Tra il 1896 e il 1901 il tratto arretrato della facciata principale (foto n. 6/1896) veniva avanzato e la facciata assumeva una cortina continua e completamente simmetrica (foto n. 13/1901. Con molta probabilità alle trasformazioni delle facciate si affiancarono anche modifiche agli ambienti interni. Tra il 1903 e il 1908 (foto n.14/1903 e n. 16/1908) la facciata viene nuovamente modificata al piano terra: vengono rifatti gli intonaci, le finestre vengono circondate da nuove cornici e due coppie di aperture vengono unificate in due ampie finestre. Di queste trasformazioni fu molto probabilmente responsabile Giovanni Besana che, ereditata la proprietà, intraprendeva lavori di sistemazione. Attorno agli anni Venti-Trenta venne abbattuta parte degli edifici verso l’ingresso principale su via Giovanni Besana con un conseguente ampliamento della corte rustica sul retro dell’edificio principale (foto n. 17/1909 e nn. 23/1938 e 31/1941).

Negli anni Ottanta nuove modifiche vengono apportate alla suddivisione interna degli ambienti.

Il Parco

Dall’analisi delle mappe catastali del 1721 e dal loro raffronto con il disegno del parco si può riscontrare come il parco si sia costituito adattandosi alle preesistenze e alle condizioni orografiche del terreno. Tali condizioni, infatti, furono sapientemente sfruttate per creare gli tutti i principali elementi strutturali del parco paesaggistico.

I confini del parco seguono i tracciati delle due strade principali, la strada comunale che a ovest collega Sirtori a Barzanò e l’attuale via Besana, a est, che prosegue in direzione sud/est – sud. L’estensione del parco ricopre una parte dei terreni che, con le acquisizioni completate attorno agli anni Trenta del XIX secolo, risultano di proprietà dei Sirtori. A sud il confine del parco segue per alcuni tratti i confini dei campi.

Le strade di accesso ai campi interni diventano la base per il sistema dei percorsi del parco: viale carrabile e sentieri seguono parte dei tracciati esistenti e gli svincoli delle strade campestri da quelle principali diventano gli accessi al parco.

Il documento conservato presso l’archivio testimonia come il lago venga realizzato nel 1845, per risolvere un problemi di raccolta delle acque: è pertanto tra gli anni Trenta e Quaranta che si può stabilire la creazione del parco.

Le foto conservate in archivio testimoniano l’evolversi del parco dal 1875 ad oggi: da una foto del 1896 (foto n. 7/1896) si riscontra come le piantagioni attorno al lago erano composte da esemplari già maturi a conferma che il lago e questa parte del parco non erano realizzazioni recenti. In quella medesima foto si rileva la presenza di una darsena sulla destra del canale immissario, il cui sbocco è delimitato da pietre. In una foto del 1920 (foto n. 22/1920) sono ancora presenti le pietre dove sfocia il canale, ma è scomparsa la darsena, che attualmente si trova sulla sponda opposta. In una foto precedente, inoltre, (foto n. 9/1896) si riscontar come le piante immediatamente attorno al lago sono già grandi, mentre gli alberi sul confine che si vedono nello sfondo sono decisamente più piccoli, dal che si può supporre che le piantagioni lungo le rive del lago fossero cominciate molti anni prima rispetto a quelle lungo le rive.

Le prime foto, del 1875, danno una rappresentazione del complesso edificato nell’epoca in cui era proprietaria Teresa Prevosti vedova Sirtori: in esse si può riscontrare che le parti direttamente adiacenti all’edificio principale avevano già la conformazione che presentano ancora oggi, mentre sembrano non essere presenti le piantagioni di conifere ornamentali che caratterizzano il parco attuale, ormai stabilizzate nel 1908 (foto n. 18/1908). Più numerose sono le foto del 1896: esse mostrano piantagioni che già hanno raggiunto una certa maturità (foto n. 5/1896), anche attorno all’edificio: in particolare a quella data (foto n. 8/1896) compaiono le magnolie piantate di fronte al corpo avanzato dell’edificio.

Particolarmente interessante è l’assetto che assume, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il piazzale antistante la villa e quello dove attualmente si trova il campo da tennis. Davanti al fronte principale si trovava un gazebo ricoperto probabilmente d’edera (foto nn. 4/1896 e 11/1896) che venne poi smantellato, proprietari i Besana, per scoprire il pozzo che ricopriva (foto n. 13/1901); nel 1901 fu realizzato un nuovo parterre (foto n. 12/1901) con aiuole dal disegno curvilineo.

Diverse erano le tipologie di aiuola nel giardino attorno alla villa: alcune erano circolari e leggermente rialzate, con bordure fiorite a mosaico, con una palma centrale (foto nn.14/1903), altre invece erano coltivate con piante acquatiche e bordure di piante annuali (foto n. 15/1903), è rappresentata persino una aiuola con una Datura arborea, a testimonianza di un giardino curato e con specie pregiate (foto n. 17/1909). In seguito tale molteplicità di forme sembra tendere a semplificarsi in aiuole basse con bordi in rocailles (foto n. 19/1910) con un disegno più simile all’attuale parterre. Il parterre così come è oggi è rappresentato per la prima volta nel 1941 (foto n. 29/1941)

Tra le realizzazioni di chiara impronta ottocentesca del parco vi sono l’edicola di Sant’Elena (foto n. 24/1938), racchiusa in un semicerchio di cipressi, il cerchio di Liriodendron tulipifera, che nel 1938 già avevano raggiunto una notevole altezza (foto n. 30/1938), quasi equivalente all’attuale, che è di oltre cinquanta metri, e i vari schermi arborei che guidano lo sguardo in ampi cannocchiali prospettici.

Il Roccolo di carpini, secondo le testimonianze famigliari, era ancora in uso nei primi anni del Novecento, ma di esso non vi sono immagini, mentre alcune foto del 1938 che ritraggono il Viale delle Palme (foto n. 26/1938), il Labirinto (foto n. 27/1938) e il tunnel di carpini o Carpinata (foto n. 28/1938) dimostrano come questi avessero ormai raggiunto una configurazione ormai stabilizzata.

Nei decenni più recenti sono state introdotte nel parco alcune piantagioni da produzione, come gruppi di Populus nigra (foto n.35, senza data), Salix caprea, oppure gruppi di conifere non sempre rispettose né del disegno né dell’epoca del parco, che spesso ostruiscono viste o causano competizione.

Negli anni Settanta è stata realizzata la piscina, purtroppo sull’asse prospettico principale.

Dopo il decreto di vincolo del 1986 l’attenzione al parco si è fatta maggiore e gli interventi più recenti vanno nella direzione di una attenta conservazione dei valori paesaggistici del parco, come testimonia la piantagione di tre faggi, a poca distanza dagli esemplari degradati e destinati all’abbattimento, pronti a sostituire questi ultimi nella percezione della prospettiva, nel periodo che necessariamente passa tra la decadenza degli esemplari originari e il raggiungimento di una dimensione sufficiente alla stessa percezione dei nuovi esemplari che andranno piantati nello stesso luogo.

Conclusioni

La complessità della struttura rilevata farebbe supporre la presenza di un progetto specifico all’origine di questo parco, anche se non ve ne è alcuna traccia; potrebbe in tal caso essere avvallata la tradizione tramandatasi in famiglia che fosse un amministratore a stanziare il denaro per la realizzazione del parco, poiché spesso accadeva che amministratori di grandi proprietà avessero le competenze per questo genere di realizzazioni. Certo è che il progetto del parco fu dettato dalle condizioni paesaggistiche dei terreni al momento della sua creazione: il percorso del viale che segue e connette i tracciati delle strade esistenti, le aperture e le viste prospettiche che sfruttano i dislivelli e l’andamento del terreno, dimostrano un attento sfruttamento delle condizioni esistenti che recuperava anziché trasformare completamente la morfologia e il disegno del paesaggio.

Dai documenti analizzati è comunque possibile stabilire alcuni punti fermi.

Il parco non esisteva prima degli anni Trenta dell’ottocento, quando fu portata a termine l’acquisizione di tutti i terreni componenti l’attuale proprietà; fu con molta probabilità iniziato da Gaspare Sirtori, che realizzava il lago nel 1845, e nel 1896 presentava una vegetazione importante e sicuramente non casuale ormai giunta a maturità;

Si suppone pertanto che certe piantagioni quale quelle dei Liriodendron o delle conifere ornamentali dello schermo non sembrano essere avvenute già all’epoca di creazione del lago poiché nel 1875, quando il giardino adiacente alla villa aveva già l’assetto attuale, non si potevano ancora scorgere piantagioni di una certa rilevanza, mentre nel 1896 le fotografie riportano la presenza di alberi che avevano raggiunto già notevoli dimensioni.

Altre realizzazioni, alcune delle quali confermate dalla documentazione fotografica, hanno certamente carattere novecentesco, quali il parterre e la sistemazione delle quattro statue, rappresentate per la prima volta nel 1967 (foto n. 32/1967). Alo stesso modo, il Viale delle Palme, specie utilizzata fino al 1896 come esemplare singolo nelle aiuole (foto n. 10/1896) e in seguito in gruppi ornamentali (foto n. 20/1920), e il Labirinto, la cui prima documentazione fotografica risale al 1938 (foto n. 27/1938) il cui disegno molto schematico e rigoroso rimanda ai primi decenni del secolo scorso.